Il ritorno all'”uno”: la realtà.

Written by on March 10th, 2017 // Filed under Uncategorized

Tornare all’uno

Quando si è bambini si può pensare che il massimo della vita sia possedere un negozio di giocattoli.
Dopo un certo periodo, subentrano gli impulsi sessuali, e si può pensare che il massimo della vita sia possedere un harem di donne.

La consapevolezza personale non è mai fissa, ma in continua evoluzione o involuzione.

Il tornare all’uno viene visto dalla religioni vediche come un atto di gioia, in un percorso di completa sintonia ed accettazione dell’universo circostante.
Il concetto monista del tornare all’uno è la meta finale, l’obbiettivo principe, di quasi tutti i percorsi spirituali vedici ed anche della maggior parte dei percorsi non orientali (sebbene non siano paragonabili ed abbiano ingenti differenza di fondo)

In un percorso di mano sinistra (intesa in senso occidentale), tale sintonia potrebbe venire meno. Il tornare all’uno potrebbe essere visto come una mera sconfitta. Come un rassegnarsi all’inevitabile scomparsa del proprio sé.
Quindi, in alcune filosofie occidentali, si suggeriscono altre soluzioni, spesso strampalate.
Ma non si tiene conto di un elemento fondamentale.
Se una qualsiasi entità appartenente a questo universo giungesse a un decente livello di intelligenza e consapevolezza …con ogni probabilità non valuterebbe altre scelte che l’auto distruzione immediata e definitiva. Questo, può essere tradotto in termini meno taglienti come “tornare all’uno”.
Interessante come in entrambi i casi (in entrambe le vie), viene a mancare una consapevolezza della propria situazione esistenziale . Infatti , è evidente la mistificazione positiva di questo fantomatico uno, talvolta descritto come Padre, Dio e chi più ne ha più ne metta. Tale mistificazione positiva rappresenta nient’altro che una vacua aspettativa da coltivare, essendo la realtà impossibile da accettare da un essere senziente che dispone di sufficiente informazione , consapevolezza ed intelligenza. Tale mistificazione permane comunque un fatto necessario per cercare di indirizzare alla via da seguire il numero statisticamente più alto di esseri senzienti, quindi non rappresenta un elemento criticabile in un percorso spirituale.

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